("Tante le grinte, le ghigne e i musi: vagli a spiegare che è primavera.")
Magari si tratta solo di mia debolezza, ipocrisia, bacchettonaggine, storie di pagliuzze e travi negli occhi e cose così.
Magari invece no, non lo so davvero. Cercherò di descrivere soltanto, evitando paroloni socioesistenziali e conclusioni.
Può anche essere che tutto il mio punto di vista sia dettato solo dall'umore sporco, l'inettitudine cronica, la tendenza all'invisibilità e cose così. E può benissimo essere che mi sbaglio dall'inizio alla fine. Anzi, ho la sensazione che sia così, dati i risultati.
Ma siamo proprio così sicuri che uno non può venir lasciato vivere in pace? Lasciargli indossare i vestiti che vuole, la borsa nera sul vestito marrone senza guardarla con sguardo schifato, lasciarlo parlare come vuole ad alta voce al telefono sul treno anche se tu davanti stai studiando, lasciarlo parlare senza sbuffare apertamente, lasciarlo sorridere quanto vuole e arrabbiarsi quanto vuole anche per delle cazzate senza concludere che è sclerotico, non possiamo lasciarlo esprimere quello che vuole senza per forza dire che è comunista perchè sorride mentre parla di geologia o guerre puniche o altri siffatti argomenti evidentemente politici, non possiamo evitare di dedurre la sua intera struttura psichica dalle frequenze dell'intonazione di voce mentre ti chiede se sei in coda per il bagno, non possiamo aspettare a dire che è un bullo cafone, che è un'oca giuliva, che è odioso io lo odio non lo sopporto guarda come si muove (!), aspettare almeno di vederli una seconda volta nella nostra vita?
Sembra che ci sia da odiare il mondo intero, a sentirli. Quello che ti urta con l'ombrello sul marciapiede maleducato, quelle che guarda come si vestono scollate, tra l'altro senza nemmeno poterselo permettere, quelli che parlano col professore a fine lezione lecchini ci scommettevo, quelli con la fisarmonica sulla metro che intralciano, l'amico dell'amico dell'amico che una volta, l'unica volta in cui ci abbiamo avuto a che fare, ha fatto un commento non troppo diplomatico sulla nostra gonna, le liceali che si vestono proprio da fighette ma dove vanno cosa credono che schifo noi non eravamo così (tre anni fa!), il professore che sembra sapere di saperne e allora è un montato mi sta sul culo, il controllore che ti chiede il biglietto con tono brusco e insomma cosa gli costa essere più cortese io che già salgo su questi treni sozzi da terzo mondo. C'è da odiare tutti. C'è da osservare tutti, odiarli, e poi costruire ad hoc pettegolezzi e correnti d'odio da spargere in giro, per il bene comune.
Ho detto che non traggo conclusioni quindi non dico: non si potrebbe provare a capire? Un pochino, niente di che, solo un pochino, ma provare a capirli, gli altri. A superare il nostro schifo del sudore e indossare i loro famosi panni? A pensare a tutto il casino che abbiamo in testa e immaginare che ce l'abbiano anche gli altri, che anche gli altri hanno il diritto di casino e passato e problemi e invidie e passioni e moventi? Non provo neanche a pronunciare la parola "giudicare" nè a coniugarla o declinarla in alcun modo, per carità, troppo grossa.
Dico solo: non si potrebbe semplicemente ignorare? Sopportare suona troppo rassegnato, alle vostre orecchie da campioni? Allora diciamo fregarsene? Calma? Rispettare? Non invadere? Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te? Non so.
Che poi non so neanche quale sia il ragionamento più giusto: (a) c'è talmente tanta differenza tra le parole e la realtà che è bene badare bene a quello che si dice, oppure (b) proprio perchè c'è tutta questa differenza si può dire tutto, si può anche azzardare, tanto non ha valore.
Non si tratta di negare il diritto all'odio. Ci mancherebbe. Tutti guardiamo la gente e pensiamo qualcosa sulla gente, anche sul modello di scarpe, sì. Si tratta di capire se è lecito anche dirlo, tutto quello che si pensa su quelle scarpe. Magari è ipocrita non dirlo, davvero non lo so.
(Non si tratta neanche di rivendicare il diritto-dovere alla bontà, io lo farei, ma lo so che se uno non ne è già convinto di suo non funziona per niente.)
Ma magari invece sarebbe giusto andare oltre, col pensiero. Farsi qualche assioma di base con cui dirigerlo, e saltare a dei passaggi più avanti che implichino il valutare che delle scarpe di quello, fondamentalmente, non deve fregarcene niente. Non parlo di morale imperativa e ideologia, solo dei piccoli, umili, assiomi.
Ma forse sbaglio, e confondo l'umiltà con la nullità, la dichiarazione d'odio con l'essere vivo, e il mio dire "ignorare" è solo apatia, che poi pare voglia dire "morte", sembra - io non ne sono anche qui molto sicura. Non sono sicura di niente.